Verso una logistica sostenibile: obiettivi e strategie per il futuro

14 Ottobre 2024

Intervista a Valentina Tundo Vice Presidente, Freight Leaders Council – Carrier Management Director Europe, Chep International.

Il suo incarico di Vice Presidente dell’associazione Freight Leaders Council (FLC) la vede particolarmente impegnata sul fronte della sostenibilità. Quali sono gli obiettivi principali legati a questo incarico?

L’obiettivo primario di FLC è diffondere un modello concreto, realizzabile e accessibile per sviluppare la sostenibilità nell’industria del trasporto, coinvolgendo tutti gli attori del settore.

Questo obiettivo si realizza attraverso il nostro impegno su due fronti principali: prima di tutto, la creazione di un ecosistema che coinvolga i diversi attori della Supply Chain sui temi della sostenibilità, con esempi chiari e tangibili che mostrino cosa e come sia possibile realizzare insieme. In parallelo, il supporto al cambiamento culturale iniziato durante la pandemia, valorizzando il ruolo della logistica. La nostra associazione opera intensivamente nella diffusione, informazione e formazione per tutti gli attori direttamente e indirettamente coinvolti, compresi enti, associazioni e committenza.

In numerose occasioni, tra cui una recente intervista per il blog di Cargo Start, il presidente di FLC Massimo Marciani ha sottolineato le difficoltà legate all’adempimento degli obblighi ESG (Environment, Sustainability, Governance) da parte delle aziende italiane. A suo avviso, quali sono le principali difficoltà?

La principale difficoltà a livello operativo, a mio avviso, è la mancanza di chiarezza sugli indicatori che devono guidare le aziende in questo percorso. A livello strategico, invece, alle aziende del settore è ancora poco chiaro che l’inadempimento agli obblighi ESG può avere un impatto sulla crescita. Mancano inoltre gli incentivi per le aziende di medio-piccole dimensioni che, in Italia, rappresentano la quota più rilevante.

Dal 2020 lei ricopre ruoli dirigenziali per un’azienda leader nel settore della supply chain, CHEP International, particolarmente “virtuosa” in termini di sostenibilità. In base alla sua esperienza, quali sono le misure che possono supportare gli operatori logistici nel percorso verso un modello più sostenibile? Secondo lei, è possibile elaborare un “modello replicabile”?

Innanzitutto, devono essere stipulati contratti chiari, in cui le responsabilità siano equamente ripartite, tracciate e monitorate dalla committenza. Questo è il primo e imprescindibile prerequisito per una solida e sana relazione cliente-fornitore. I contratti devono essere arricchiti di elementi che sanciscano come, strategicamente e tatticamente, le aziende fornitrici possano – e debbano – essere sostenute negli investimenti sulla digitalizzazione, sulla sicurezza e sulla sostenibilità, e di come possano essere garantiti volumi di business per sostenerne equamente la crescita. È questo l’elemento chiave e rivoluzionario per il settore del trasporto, che ha sempre considerato il prezzo come l’unico elemento di negoziazione e il costo del trasporto come un costo da contenere.

È nel settore dei trasporti che si gioca la partita della digitalizzazione e della decarbonizzazione e, in definitiva, dello sviluppo. I modelli precedenti devono essere cambiati dalla committenza, che eticamente e responsabilmente, deve trainare questo cambiamento.

Grazie al suo contributo, recentemente CHEP Italia ha ottenuto la certificazione “Lean & Green” a tre stelle. In cosa consiste concretamente questa certificazione?

CHEP ha scelto Lean & Green in Italia e in tutta Europa per il suo valore aggiunto rispetto ad altre certificazioni europee. Lean & Green valuta quali programmi e iniziative sono stati implementati negli anni per ridurre le emissioni di CO2, con la validazione da parte di un ente esterno, fornendo chiare indicazioni su come eseguire queste valutazioni e quali dati prendere in considerazione.

Durante lo svolgimento delle valutazioni, abbiamo ricevuto supporto per comprendere quali dati fossero necessari e perché, accrescendo così la conoscenza e la competenza del team di CHEP. Il numero di stelle ottenute riflette la percentuale di riduzione delle emissioni in un periodo definito, e il team italiano si è distinto per una riduzione delle emissioni superiore al 27% in soli 3 anni.

Tuttavia, la certificazione non si limita all’ottenimento delle stelle, ma definisce concretamente i passi successivi, accelerando e standardizzando il percorso di CHEP verso la totale decarbonizzazione del trasporto. CHEP considera dunque Lean & Green come un supporto e un acceleratore per la propria strategia di decarbonizzazione.

Uno degli obiettivi nel suo ruolo attuale di Carrier Manager Director per l’Europa è proprio l’implementazione della strategia di decarbonizzazione dei trasporti di CHEP, in linea con gli obiettivi aziendali di decarbonizzazione con deadline 2040. In cosa consiste questo programma?

In CHEP Europa, il trasporto rappresenta il 62% delle opportunità di riduzione delle emissioni di CO2, rispetto al 19% di CHEP Global. È importante comprendere che per CHEP questo è un obiettivo primario non solo dal punto di vista commerciale, ma anche culturale ed etico.

Quando parliamo di sostenibilità, non ci riferiamo solo alla riduzione delle emissioni di CO2 nel settore dei trasporti, ma anche allo sviluppo di relazioni commerciali con la sostenibilità come elemento fondante e al supporto delle comunità in tutto il mondo attraverso iniziative umanitarie. Si tratta dell’eredità che lasceremo alle future generazioni e di come decidiamo responsabilmente di agire oggi.

Per quanto riguarda il trasporto, il programma si articola su quattro assi principali, che coincidono con le principali opportunità di riduzione delle emissioni:

  1. Carburanti a basso impatto ambientale
  2. Realizzazione di soluzioni e infrastrutture per l’energia elettrica e l’idrogeno
  3. Sviluppo di soluzioni multimodali
  4. Creazione di forme di partnership nel mondo del trasporto

Con un portafoglio di fornitori attivo in Europa che comprende circa 1.700 aziende di varie dimensioni e capacità, la rivoluzione del rapporto cliente-fornitore che CHEP sta realizzando riveste un ruolo chiave.

La transizione ecologica è spesso associata alla transizione digitale. A suo avviso, in che misura la tecnologia può contribuire alla realizzazione di un ecosistema logistico più evoluto e sostenibile?

Considero la tecnologia e la sostenibilità come elementi simbiotici. Per sviluppare la sostenibilità, è necessario generare e trasformare processi. Questi processi devono essere mappati, misurati e tracciati per capire se stiamo andando nella direzione giusta, ma anche per generare nuove idee e opportunità. Ove possibile, devono essere anche automatizzati. Questo è ciò che avviene quando un processo viene digitalizzato attraverso la tecnologia. La tecnologia e la digitalizzazione facilitano la standardizzazione, e quindi rendono possibile la comunicazione tra diversi attori di una filiera o di un settore.

In quest’ottica, quale può essere il ruolo di un provider tecnologico altamente specializzato come Cargo Start nell’ambito di un’associazione come FLC?

Cargo Start è “la voce della tecnologia” nello sviluppo dell’ecosistema virtuoso e nell’individuazione di soluzioni concrete, obiettivi primari del FLC sulla sostenibilità. Cargo Start può rappresentare inoltre un valore aggiunto significativo nello sviluppo di proposte e tecnologie avanzate per colmare la mancanza di indicatori nell’Osservatorio ESG.

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